Rischio negli investimenti: quale perdita possiamo davvero sostenere?

Immaginiamo due investitori, Paolo e Anna. Entrambi hanno 58 anni e un patrimonio investito di 800.000 euro. Sulla carta, partono dalla stessa identica posizione. Nella realtà, i loro soldi hanno compiti molto diversi.
Paolo ha un progetto concreto: tra due anni vuole rallentare i ritmi di lavoro. Per mantenere il suo tenore di vita, conta di prelevare dal portafoglio 30.000 euro all’anno a integrazione del reddito. Quando guarda i suoi investimenti, Paolo non vede solo strumenti finanziari: vede il tempo libero che ha deciso di riprendersi.
Anna, invece, intende continuare a lavorare a pieno ritmo. Copre comodamente le spese correnti con il proprio reddito e ha già accantonato a parte la liquidità necessaria per le uscite previste nei prossimi anni. Quel portafoglio da 800.000 euro le servirà, ma molto più avanti nel tempo.
Quando parliamo di rischio negli investimenti, tutto parte da questa differenza. La vera domanda non è quale oscillazione astratta siamo disposti a vedere sullo schermo, ma quale perdita possiamo sostenere senza dover rinunciare alle scelte di vita a cui teniamo. Un’etichetta come “profilo moderato” entra comodamente nella casella di un questionario bancario; per capire se Paolo potrà davvero lavorare meno tra ventiquattro mesi, invece, serve andare più a fondo.
Quando un ribasso di mercato incontra un prelievo
Mettiamo entrambi i portafogli di fronte a una correzione dei mercati del 15%. Il valore degli investimenti scende di 120.000 euro, passando da 800.000 a 680.000 euro (per semplicità, senza considerare imposte, costi o flussi intermedi).
Per Anna si tratta della riduzione, per quanto spiacevole, di una risorsa destinata al futuro. Finché non vende, la perdita resta virtuale: il suo stile di vita non cambia di una virgola e il portafoglio potrebbe avere tutto il tempo di recuperare.
Per Paolo lo scenario è radicalmente diverso, soprattutto se il ribasso arriva proprio mentre inizia a prelevare. Se vuole confermare il suo piano, dovrà chiedere gli stessi 30.000 euro annui a un patrimonio improvvisamente più piccolo:
- Prima del ribasso, 30.000 euro pesavano per il 3,75% sul capitale iniziale (800.000 euro).
- Dopo il ribasso, gli stessi 30.000 euro assorbono il 4,41% del capitale rimasto (680.000 euro).
Il peso del prelievo sul patrimonio è cresciuto in modo significativo senza che Paolo abbia aggiunto un solo euro di spesa al suo stile di vita.
Ma c'è un effetto ancora più concreto. Vendendo strumenti finanziari durante una fase di mercato negativa per finanziare le proprie spese, Paolo trasforma un ribasso temporaneo in una perdita definitiva: quelle quote escono per sempre dal portafoglio e non potranno partecipare all'eventuale rimbalzo dei mercati.
Quando si inizia a intaccare il capitale, infatti, non conta solo il rendimento medio nel tempo, ma l’ordine in cui si susseguono le annate positive e negative. Un ribasso importante proprio all'inizio della fase di prelievo può erodere la longevità dell'intero patrimonio: è quello che nella letteratura finanziaria viene definito rischio di sequenza dei rendimenti.
Anche se il portafoglio di Paolo dovrà accompagnarlo per venti o trent'anni, una parte di quel denaro deve entrare in gioco subito. Cavarsela dicendo che "nel lungo periodo i mercati recuperano sempre" significa ignorare proprio la scadenza più vicina.
Il paradosso: la calma di Paolo, i dubbi di Anna
Di fronte a quel -15%, però, le reazioni personali potrebbero sorprenderci.
Anna, pur avendo tutto il tempo e la solidità economica per aspettare, potrebbe vivere malissimo il calo del saldo e sentire l'impulso di vendere tutto per fermare l'ansia. Paolo, al contrario, potrebbe essere abituato alla volatilità dei mercati, guardare il ribasso con assoluta freddezza e pensare che non ci sia nulla di cui preoccuparsi.
Questo paradosso mette in luce due dimensioni del rischio che, come ricordano anche gli orientamenti ESMA sulla valutazione di adeguatezza, non vanno mai confuse:
- La tolleranza al rischio: la disponibilità psicologica ed emotiva ad accettare l'incertezza e le oscillazioni di valore.
- La capacità di sostenere le perdite: la solidità oggettiva (redditi, patrimonio complessivo, debiti, impegni futuri) con cui possiamo assorbire un ribasso senza compromettere i nostri progetti.
La tranquillità emotiva di Paolo ci dice che ha un'alta tolleranza, ma non risolve il problema della sua capacità di prelevare 30.000 euro l'anno da un capitale ridotto. Anna, all'opposto, ha una piena capacità finanziaria di assorbire l'urto, ma fatica a reggerlo sul piano emotivo. Un piano di investimento ben costruito deve stare in piedi su entrambi i fronti.
Fermiamoci un istante davanti allo schermo insieme ad Anna. Quando legge 680.000 euro, la sua mente non vede il capitale che ha a disposizione, ma i 120.000 euro che non ci sono più. Il saldo iniziale di 800.000 euro è diventato il suo punto di riferimento. Come hanno dimostrato gli studi di Daniel Kahneman e Amos Tversky, la nostra mente valuta i risultati sempre in relazione a un'ancora iniziale, e vive il dolore di una perdita con un'intensità circa doppia rispetto alla soddisfazione di un guadagno equivalente (avversione alle perdite).
Liquidare il disagio di Anna come "irrazionalità" o "emotività" sarebbe un errore professionale. Dietro quel timore potrebbe esserci la paura di un crollo ulteriore, la sfiducia verso un portafoglio che non comprende fino in fondo, oppure la sensazione di aver sottovalutato un impegno futuro.
Anche le parole che usiamo per leggere i numeri fanno la differenza. Dire "Hai perso 120.000 euro" oppure "Conservi intatto l’85% del tuo capitale" significa descrivere lo stesso fatto attraverso due cornici (framing) diverse, capaci di innescare reazioni opposte.
Come consulente, preferisco mettere sul tavolo entrambe le misure — quanto è sceso il portafoglio e quanto capitale resta — per poi riportare subito l'attenzione sul dato che nessuna delle due frasi contiene: gli obiettivi che quel denaro deve finanziare. Scegliere la formulazione più rassicurante può rendere più morbida una conversazione in ufficio, ma non avvicina di un giorno il momento in cui Paolo potrà lavorare meno.
Mettere alla prova il progetto prima che arrivi la discesa
Torniamo allora a Paolo oggi, quando mancano ancora due anni all'inizio dei prelievi. È adesso, a mercati calmi, che si costruisce la tenuta del suo progetto.
Il lavoro non parte dalla scelta dei singoli titoli, ma dalla radiografia dei flussi finanziari:
- I 30.000 euro annui nascono da un bilancio preciso delle uscite familiari o sono una cifra scelta "a sensazione"?
- Per quanti anni dovranno coprire il fabbisogno prima che subentrino altre entrate, come la pensione?
- Quali riserve di liquidità o strumenti a basso rischio sono già pronti per coprire i primi anni di prelievi, evitando di dover vendere la parte azionaria in caso di tempesta sui mercati?
Una volta separati i costi incomprimibili dalle spese più flessibili, possiamo sottoporre il piano a uno stress test completo — che includa inflazione, fiscalità, costi e diversi scenari di mercato. Solo così il passaggio da 800.000 a 680.000 euro smette di essere un numero astratto e diventa una domanda progettuale: se accadesse domani, quali scelte resterebbero intatte e quali adattamenti si renderebbero necessari?
Paolo potrebbe scoprire di avere comunque un margine di sicurezza sufficiente. Oppure potrebbe valutare in anticipo un piano B: rallentare il lavoro in modo più graduale, oppure tagliare qualche spesa secondaria pur di non toccare la data che si è prefissato.
Su questo punto serve estrema onestà intellettuale. Spostare in avanti di due anni la data del "lavorare meno" su un foglio di calcolo richiede un secondo e fa tornare subito i conti. Ma per una persona di 58 anni che aspetta quel momento da tempo, quel rinvio ha un costo umano altissimo. Quel costo va pesato prima di scegliere quanto rischio correre sui mercati, non a perdita già avvenuta.
Una perdita è davvero sostenibile quando, anche nello scenario avverso, lascia al sicuro gli obiettivi prioritari e richiede al limite adattamenti che la persona ha già capito e accettato di poter fare.
Se invece, facendo i conti, ci accorgiamo che il progetto sta in piedi solo ipotizzando rendimenti di mercato sempre più ambiziosi, la strada giusta non è alzare l'asticella del rischio. Cercare più rendimento espone inevitabilmente a ribassi più profondi: non rende più certa la somma che ci manca, ma più fragile il progetto. Meglio allora rivedere per tempo gli importi, le scadenze o la quota di risparmio.
Con Anna il metodo è identico, ma le domande cambiano: qual è il vero orizzonte temporale di quel capitale? Cosa succederebbe se il suo reddito da lavoro si riducesse o se emergesse un imprevisto familiare? E soprattutto: quale livello massimo di oscillazione le permette di dormire sonni tranquilli, senza rimettere in discussione la strategia a ogni correzione di borsa?
Da questa analisi nascono regole d'ingaggio chiare. Il piano andrà poi monitorato e aggiornato nel tempo quando cambiano i fondamentali della vita — un nuovo progetto familiare, una variazione di reddito, un'esigenza anticipata — imparando a distinguere ciò che richiede davvero una correzione di rotta da ciò che è solo il rumore di fondo dei mercati.
Un esercizio pratico per iniziare
Prima di guardare i rendimenti o la composizione del tuo portafoglio, prova a fare questo esercizio su un foglio bianco:
- Scegli un progetto concreto che il tuo patrimonio dovrà sostenere nei prossimi anni.
- Scrivi quanto denaro richiederà e a partire da quale data.
- Traccia il confine: annota accanto che cosa saresti disposto a modificare (i tempi, l'importo, altre spese) e che cosa, invece, per te non è negoziabile.
Per Paolo quell'appunto inizierebbe con: "Tra due anni lavorare meno, prelevando 30.000 euro l'anno". Ma il vero valore starebbe nelle righe successive: quanto è flessibile quella data, quali spese sono comprimibili e su quali altre riserve può contare.
È la base più solida da cui partire per parlare di investimenti: trasforma una fredda percentuale di ribasso in scelte di vita concrete, permettendoti di valutarle con lucidità prima ancora di doverle affrontare.
In Carma Advisory lavoriamo esattamente così: colleghiamo l’analisi del portafoglio ai progetti reali della persona e della famiglia, formuliamo raccomandazioni indipendenti e le accompagniamo nel tempo, lasciando che il cliente decida e operi in piena autonomia presso i propri intermediari di fiducia.
Una call conoscitiva gratuita serve a capire se questo metodo di lavoro risponde alle tue esigenze: quell'appunto sul tuo progetto è un ottimo punto da cui cominciare.



